Il violoncello di Amir di Fuad Aziz

Il violoncello di Amir e l’immigrazione

Poteva la narrativa per bambini lasciare l’attualità fuori dalle porte e non affrontare il tema caldo dell’immigrazione? Assolutamente no. Perché sono i libri che nutrono la mente e il cuore degli uomini e delle donne che saranno. E perché è compito dei libri fornire ai bambini gli strumenti per interpretare ciò che avviene fuori da casa loro, nel mondo.

Il violoncello di Amir, la storia

In questo post ci piace parlare di una nuova uscita, Il Violoncello di Amir di Fuad Aziz (Matilda editrice, 16 euro), seconda pubblicazione con testo e illustrazioni riviste dell’albo Viaggio di un violoncello di qualche anno fa.

Il racconto segue l’avventura del protagonista, Amir, suonatore di violoncello costretto ad abbandonare clandestinamente la sua terra natia quando si rende conto che lì non può più vivere da uomo libero. Porta con sé il suo violoncello ma lo perde durante il viaggio. Attraverso le parole e le belle immagini contenute nel libro si affronta un argomento di grande attualità offrendo il punto di vista dei migranti.
L’autore, Fuad Aziz, viene dal Kurdistan iracheno e, dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Baghdad fino al 1974 si è trasferito in Italia per completare gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma e poi a Firenze.

Il violoncello di Amir spiegato da Fuad Aziz

Affidiamoci alle parole di Fuad Aziz: “Oltre al musicista Amir, negli ultimi anni c’è purtroppo un numero incredibile di persone costrette a fuggire, dalla fame e soprattutto dalla mancanza di libertà: questo avviene a causa di un continuo crearsi di guerre nei loro Paesi da parte di poteri economici e militari, molto potenti, che mirano al dominio assoluto di una determinata zona per lo sfruttamento delle ricchezze, come è già successo nella storia moderna e contemporanea in molti Paesi del Medio Oriente e in Africa, ricchi di petrolio, gas, ferro e oro. Inoltre la posizione geografica e geo-politica favorisce insediamenti e basi militari. Oggi nel mondo purtroppo c’è un numero incredibile di persone costrette a fuggire dalla fame, dalle guerre e sopratutto dalla mancanza di libertà. Tra loro ci sono donne, bambini, anziani… E ci sono letterati, ingegneri, medici e artisti come Amir: giovani pieni di forza fisica ed energie che possono contribuire allo sviluppo delle società che li accolgono, i cui tassi di natalità sono molto bassi e le popolazioni sempre più anziane. Quindi oggi, quando più che mai la parola accoglienza ha un valore civile e morale, è doveroso, da parte dei Paesi democratici, rispettarla e metterla in atto. Non va inoltre dimenticato che ogni differenza culturale è fonte di ricchezza perchè lo sviluppo culturale non è lineare, e non avviene da solo: ha bisogno di conoscenza di altre culture, valorizzandone le qualità e peculiarità. Amir é un musicista in cerca libertà”.

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