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La regina delle nevi, dalla fiaba al palcoscenico

Nel Natale del 1844 uscì il volume Nye Eventry II (Nuove favole, parte seconda) di Hans Christian Andersen in cui era contenuta La regina delle nevi, in danese Sneedronningen. Subito questa favola divenne fra le più popolari dello scrittore scandinavo. La commedia per ragazzi “La regina delle nevi” di Domenico Carboni, liberamente ispirata all’omonimo racconto di Andersen è lo spettacolo di apertura (domenica 3 dicembre alle 17.30) della Stagione per ragazzi del Piccolo teatro della Città. La commedia, diretta da Gianni Salvo, avrà come protagonisti Alessandra Lombardo, Chiaraluce Fiorito, Nicola Alberto OrofinoCarmen Panarello, Tiziana Bellassai

teatro piccoloPersonaggi: Il diavolo Belzebino; Gerda, bambina intraprendente; Kay, suo amico del cuore; La Regina delle nevi; Arne, nonno di Kay; La maga Primavera , maga dei fiori; Papà brigante; Mamma brigante; Trine, figlia dei briganti; Renna di Babbo Natale; Coro di rose e altri fiori.

Il calendario della stagione si snoderà fino al 15 aprile con “Il re leone”, “La sirenetta”, “Pelle d’asino”, “Mary Poppins” e “La tartaruga e la lepre malandrina” (singolo spettacolo 10 euro, abbonamento 42 euro)

“La favola – diceva Domenico Carboni – si compone di sette storie concatenate i cui protagonisti sono Herda e Kay, amici per la pelle. Nella prima storia, una sorta di prologo, si presenta un diavolo che sparge per il cielo frammenti di uno specchio magico i quali, se colpiscono un essere umano, lo rendono cattivo dal cuore di ghiaccio. Kay verrà colpito dal maleficio del diavolo e diventato“cattivo” romperà l’amicizia con Herda. Come se non bastasse, verrà poi rapito dalla Regina delle Nevi e portato nel suo castello. Herda si metterà alla ricerca dell’amico scomparso attraversando una serie di avventure che costituiscono materia delle storie concatenate nell’ultima delle quali, penetrata nel castello della Regina, riuscirà a salvare l’amico Kay liberandolo dal maleficio e riconducendolo a casa”.

“Nell’adattamento teatrale – continua – sono presenti tutti gli ingredienti della favola: il diavolo, presentato con ironia, i due protagonisti e gli altri personaggi che via via Herda incontrerà nel suo viaggio alla ricerca dell’amico. I temi sono quanto mai suggestivi. Il primo è senz’altro la neve che nei lunghi inverni del Nord Europa ricopre col suo candido mantello ininterrottamente la Scandinavia fino alla Lapponia e la Groenlandia, terre misteriose e sconosciute. Il rapporto che i popoli del Nord hanno con la neve è ben spiegato nel romanzo del danese Peter Høeg Il senso di Smilla per la neve uscito qualche anno fa. Smilla come Herda segue le tracce del bambino Esajas e sa “leggere” la neve: le impronte della neve non mentono e attraverso queste scoprirà la verità. Nell’adattamento il nonno Arne insegna a Herda come seguire le tracce della slitta della Regina, tracce che la condurranno nel profondo Nord fino al Castello di Ghiaccio. Poi c’è la questione dello specchio diabolico. La realtà è bella ma sono le schegge dello specchio che «alcune finiscono negli occhi della gente facendo vedere tutto deforme e abbrutito, mentre altre penetrano nei cuori degli uomini trasformandoli in pezzetti di ghiaccio». L’indole di Kay, come tutti i bambini, è buona fino a quando nella vita non si imbatte in quel frammento di specchio. Non esiste quindi istinto o predisposizione al male. Di che cosa è fatto quello specchio? Di fame, miseria, emarginazione? È una teoria antropologica molto moderna e progressista che si rifà all’Émile di Jean Jacques Rousseau, testo chiave di tutta la pedagogia dell’Ottocento”.

“Singolare – conclude – è poi che la protagonista di tante avventure sia una ragazza, e non il solito prode e muscoloso cavaliere protagonista di tante pièces de sauvatage. Non sarà una spada a vincere il male ma l’intelligenza, la costanza e, soprattutto l’amore. E a proposito di amore: sarà solo questione di amicizia oppure nel cuore dei due adolescenti fiorisce qualcosa di nuovo? La favola di Andersen finisce con una significativa frase della nonna rivolta ai due ragazzi: «Siete diventati adulti, ormai,» disse «sarete felici solo se riuscirete a restare bambini nel cuore». La favola quindi continua, ma è un’altra storia, e su questa si chiude prudentemente il sipario”.

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